La fine dell’antropocentrismo?

Giuseppe Marzullo – Biologo

 

Da qualche settimana, l’umanità si è dovuta misurare con eventi nuovi e inaspettati. Sono giorni piuttosto strani, di clausura improvvisa, e per certi aspetti anche difficili da gestire. Ma sebbene siano molti i risvolti negativi della vicenda “Coronavirus”, c’è un aspetto che andrebbe tenuto in debita considerazione. E’ la prima volta, probabilmente, dall’avvento della Rivoluzione Industriale, che intere regioni dei continenti hanno dovuto fermare tutte le attività industriali ed antropiche: interi settori manifatturieri hanno fermato le macchine, bloccando sì la produzione, ma contemporaneamente anche le emissioni solide, liquide e gassose.

Il risvolto positivo (almeno uno ce n’è) è sicuramente l’abbattimento sostanziale degli inquinanti. In aree a forte vocazione industriale (quali, ad esempio, le zone interne della Pianura Padana) le emissioni e  gli accumuli atmosferici di NOx e PM10 si sono ridotti di meno della metà, in sole tre settimane; idem per le micropolveri e gli inquinanti chimici nei centri urbani; eventi, questi, già registrati durante il “lockdown” della regione dell’Hubei in Cina.

Allo stesso tempo, nei centri delle nostre città, ormai ferme, deserte e spettrali, assistiamo a scene del tutto inaspettate: anatre nella Barcaccia del Bernini, in Piazza di Spagna, lepri nei parchi di Milano, delfini nei porti di Trieste e Cagliari, tassi in centro a Firenze. Eventi che, considerato quanto detto in precedenza, portano ad una considerazione: la Natura, intesa come sistema vivente, si impossessa degli spazi lasciati liberi dall’uomo, ne annulla gli effetti e gli impatti, e segue inevitabilmente il suo corso.

Il risultato evidente è la crisi, forse definitiva, dell’antropocentrismo, cioè della corrente di pensiero che colloca l’uomo al centro dell’universo, della Natura e dell’ecosistema Ambiente: corrente che porta a considerare esclusivamente l’uomo e le sue necessità come basilari e fondamentali.

Come conseguenza, ad esempio, si è giunti da diversi anni a questa parte, al triste fenomeno dell’avanzamento dell’“Overshoot day” (cioè il giorno dell’anno in cui l’uomo ha sfruttato tutta la quota annuale delle risorse naturali, “fornitagli” dal Pianeta Terra per le sue attività) addirittura nel mese di agosto, invece che in dicembre. Ciò genera un surplus di sfruttamento delle risorse, che nel lungo periodo diventa un grosso fattore di stress per il Pianeta; senza considerare che vengono fortemente compromesse le capacità auto-depurative verso le emissioni inquinanti.

Nel marasma di negatività che questo periodo ci riserva, forse alla fine una buona notizia sarà la consapevolezza del reale ruolo dell’Umanità nell’Ecosistema terrestre: un semplice tassello in un puzzle più complesso e vario, in cui tutti i pezzi hanno stessa dignità e stesso valore, senza alcuna sudditanza ed alcun diritto di sfruttamento incontrollato.

Un presupposto per una convivenza ed una nuova fase nel rapporto tra Uomo e Ambiente.

 

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