Biologi per la Prevenzione, Alimentazione Sostenibile e Salute

Una nuova connessione tra intestino e cervello

@ Le Scienze – 14.12.2018


Una nuova connessione tra intestino e cervello

È ben noto che una dieta a elevato contenuto di sale porta a una pressione del sangue elevata, un fattore di rischio per una serie di problemi di salute, tra cui malattie cardiache e ictus. Ma nel corso dell’ultimo decennio, gli studi sulle popolazioni umane hanno indicato una connessione fra assunzione di sale e ictus indipendente dalla pressione alta e dal rischio di malattie cardiache, suggerendo l’esistenza di un anello mancante tra assunzione di sale e la salute cerebrale.

È interessante notare che c’è una crescente mole di lavori che dimostrano la presenza di un sistema di comunicazione tra intestino e cervello, ora comunemente chiamato asse intestino-cervello. L’alterazione dell’asse intestino-cervello contribuisce a una vasta gamma di malattie, tra cui il morbo di Parkinson e la sindrome dell’intestino irritabile. Di conseguenza, il campo delle ricerche sull’asse intestino-cervello è in rapida crescita ed evoluzione. Cinque anni fa, un paio di studi hanno dimostrato che un’elevata assunzione di sale porta a profondi cambiamenti immunologici nell’intestino, che causano una maggiore vulnerabilità del cervello a problemi autoimmunitari, che si verificano quando il sistema immunitario attacca per errore le cellule e tessuti sani del proprio organismo; e questo ha suggerito che forse è proprio attraverso il segnali immunitari che l’intestino comunica con il cervello.

Ora, una nuova ricerca mostra un’altra connessione: i segnali immunitari inviati dall’intestino possono compromettere i vasi sanguigni del cervello, portando a un deterioramento della salute cerebrale e a un danno cognitivo. Sorprendentemente, la ricerca svela una connessione intestino-cervello non descritta in precedenza e mediata dal sistema immunitario, suggerendo che il sale in eccesso possa avere un impatto negativo sulla salute del cervello negli esseri umani attraverso il danneggiamento dei vasi sanguigni del cervello, indipendentemente dal suo effetto sulla pressione sanguigna.

Questa ricerca propone nuovi obiettivi terapeutici per contrastare l’ictus, la seconda causa principale di morte a livello mondiale, e le disfunzioni cognitive. La riduzione dell’assunzione di sale è applicabile alle persone in tutto il mondo, poiché quasi tutti gli adulti consumano troppo sale: in media 9-12 grammi al giorno, circa il doppio del livello massimo di assunzione raccomandato (5  grammi) dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Sperimentando sui topi, i ricercatori hanno scoperto che le reazioni immunitarie nell’intestino tenue innescano una cascata di risposte chimiche che raggiungono i vasi sanguigni del cervello, riducendo il flusso sanguigno alla corteccia e all’ippocampo, due regioni cerebrali cruciali per apprendimento e memoria. A sua volta, questo ha portato a un declino nei test sulle prestazioni cognitive. La compromissione dell’apprendimento e della memoria è apparsa chiaramente anche in assenza di un aumento della pressione sanguigna; i ricercatori hanno osservato che l’intestino reagisce al sovraccarico di sale inviando segnali immunitari che sono il punto di partenza del deterioramento di tutto il complesso vascolare del cervello, compromettendone così le funzioni cognitive. Anche se questo studio è stato finora condotto solo su animali da laboratorio, gli scienziati ritengono che con tutta probabilità le sue conclusioni valgano anche per le persone.

La riduzione dell’assunzione di sale ha dimostrato di avere effetti benefici per la salute generale, ma i ricercatori volevano sapere se questi effetti si estendono alla cascata di segnalazione da poco identificata che inizia nell’intestino e raggiunge i vasi sanguigni del cervello, influenzando in ultima analisi le funzioni cognitive. Quando i topi sono stati riportati a una dieta normale dopo averne seguita una ad alto contenuto di sale, gli effetti nocivi sulla salute causati dall’eccessiva assunzione di sale sono stati eliminati, e lo stesso è avvenuto con un intervento farmacologico che ha interrotto i segnali immunitari.

Le implicazioni di questa nuova connessione fra intestino e cervello si estendono a diversi disturbi autoimmuni, tra cui sclerosi multipla, artrite reumatoide, psoriasi e malattie infiammatorie intestinali, che hanno dimostrato di attivare la stessa via di segnalazione immunitaria coinvolta in questo studio.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.